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Le Opere Di Vána
Vána dimorò, in principio, presso le Aule Atemporali insieme ai suoi fratelli. In seguito alla Musica degli Ainur, attraverso cui venne creato Eä per volere di Eru Ilúvatar, Vána discese in Arda, accompagnata dagli altri Valar che intendevano plasmare il mondo. Dopo la creazione del Reame Beato di Valinor, ella visse a Valmar (Capitale di Valinor), nel palazzo dello sposo Oromë, anche se era solita recarsi presso i propri giardini con i suoi servitori Maiar, tra i quali figurava Melian. Quest’ultima, prima di diventare la consorte di Thingol e la regina del Doriath, fu una sua amica devota. Nei Racconti Ritrovati e Nei Racconti Perduti, Vána ebbe dei ruoli fondamentali nelle vicende e quanto segue è tratto da tali Opere. Ella contribuì alla consacrazione di Kululli, un dei due calderoni forgiati da Aulë, situato in un grande pozzo nel centro dei Giardini di Vána. In questo luogo, Ulmo vi ripose 7 pepite d’oro, Yavanna un terriccio magico e Vána danzò ed eseguì il canto della primavera attorno ad esso, versando, infine, la luce liquida dorata recuperata dalle Due Grandi Lampade distrutte da Melkor. Così, si originò l’Albero Dorato Laurelin. Quando nacquero gli Elfi, Vána fu tra coloro che chiesero a Manwë di far vivere gli Eldar a Valinor.La Distruzione Degli Alberi Della Luce
Quando i due Alberi furono distrutti da Melkor e Ungoliant, Vána tentò di svuotare i calderoni da cui si erano originati, cercando di raccogliere la luce rimasta versandola sui due Alberi nel tentativo di rigenerarli, ma lo sforzo fu vano, poiché Yavanna ed Aulë dissero che nessun Valar avrebbe mai più potuto riprodurre la loro luce. Vána, nella disperazione, abbracciò i resti di Laurelin, avvolgendo la chioma dorata attorno al tronco e le sue lacrime, cadendo sulle radici dell’Albero, fecero spuntare un unico germoglio che generò il frutto da cui venne creato il Sole. A tale frutto i Valar diedero la forma di una nave in cui inserirono anche i capelli dorati che Vána si tagliò, con il fine di costituirne le vele. Ella donò, poi, allo sposo Oromë, una treccia dei suoi capelli dorati per realizzare Il Ponte del Cielo (Ilweran), che venne chiamato Arcobaleno, poiché quando i raggi solari colpivano le gocce di rugiada delle sue corde, la luce veniva rifratta in diversi colori.