

Altri nomi:
Razza:
Nascita:
Morte:
Famiglia:
Caratteristiche fisiche:
Lingua parlata:
Poteri:
Eventi:
Il Dio Creatore E La Musica Degli Ainur
Eru Ilúvatar era la suprema divinità dell’universo, nonché la fonte di ogni esistenza, colui che aveva concepito gli Ainur e ogni cosa che sarebbe stata fuori e dentro Eä. Presso le Aule Atemporali, dove dimorava, egli aveva creato gli Ainur, gli esseri angelici nati come il frutto dei pensieri della sua mente, ciascuno dotato di una propria parte del suo intelletto e della sua potenza. Eru mostrò agli Ainur la propria idea dell’universo che sarebbe nato e diede ordine che questi creassero delle melodie, pensando a come avrebbero potuto creare tutto, in ogni dettaglio. Iniziò, così, l’Ainulindalë, in occasione della quale gli Ainur iniziarono i loro canti. Ilúvatar, dopo aver ascoltato le loro melodie, comprese le dissonanze introdotte da Melkor (che avevano portato alla generazione di tre temi musicali differenti) e decise di trasformare ogni nota, armonica o discordante, in parte integrante del futuro destino del creato. Dopo che la visione dell’universo svanì, Ilúvatar pronunciò il comando “Eä!” e attraverso il potere della Fiamma Imperitura, la fonte di energia in grado di dare la vita, fece esistere realmente ciò che prima era soltanto immaginazione. Con questo atto aveva inaugurato la creazione del tempo, dello spazio e dell’universo materiale. Gli Ainur più potenti, decisero di entrare in Eä per plasmarlo e governarlo, divenendo noti come Valar. Così, dopo aver contrastato l’opera di disturbo di Melkor attraverso la Prima Guerra delle Potenze, plasmarono Arda, il mondo dove si svolsero tutti gli eventi narrati. Ilúvatar decise di rimanere nelle Aule Atemporali, al di là del tempo e dello spazio, osservando da lontano lo sviluppo del mondo che aveva portato ad esistere. Egli non interveniva in modo diretto nella storia di Eä, poiché ogni cosa era già compresa nel grande Tema che aveva stabilito fin dall’inizio. Nonostante ciò, gli eventi più grandi e irripetibili della storia derivavano sempre dalla sua volontà ultima, anche quando sembravano il risultato dell’iniziativa di altri esseri. La perdizione malefica di Melkor, il più potente e saggio dei suoi figli, era prevista da Ilúvatar fin dall’inizio, e persino le sue ribellioni furono da lui integrate in un disegno più grande, destinato a essere compreso appieno esclusivamente dal Dio Creatore.La Creazione Di Elfi E Uomini
Ilùvatar aveva creato solo due razze all’interno di Arda: gli Elfi e gli Uomini. Gli Elfi erano stati chiamati i Primogeniti e possedevano una memoria imperitura della loro origine, nonché un’immortalità che li legava al mondo, fino alla sua fine. Gli Uomini, invece, furono creati successivamente, e a loro fu concesso il “dono” della mortalità, un evento che li slegava dal mondo, permettendo alle loro anime di essere libere. Il destino di questi dopo la morte, però, non era noto neanche agli Ainur, incluso Manwë, Re Supremo dei Valar e il più vicino alla conoscenza di Eru. Solo quest’ultimo, dunque, ne comprendeva significato e scopo. Tale dono, venne spesso frainteso dagli Uomini, poiché veniva concepito come un limite alla loro esistenza, che li portò ad invidiare ciò che, invece, era stato concesso agli Elfi: l’immortalità. Questi ultimi, al contrario, finivano per invidiare la mortalità degli Uomini, poiché con il passare delle Ere le loro anime sbiadivano e ogni scelta compiuta nella loro esistenza era inesorabilmente legata al destino di Arda, rendendoli privi di libero arbitrio. Ciò costituiva uno dei misteri centrali della creazione di Eru. I Nani furono, invece, plasmati dal Vala Aulë, senza il consenso di Eru, prima che gli Elfi si svegliassero per la prima volta nei pressi di Cuiviénen. Tale gesto riempì d’ira il Dio Creatore e Aulë, intimorito e pentito di quanto fatto, disse ad Eru di essere pronto a distruggere egli stesso la sua creazione. Fu così che Ilúvatar mostrò la sua pietà e diede ordine al Vala di non distruggere tale razza, ma di aspettare il risveglio degli Elfi, che secondo la sua visione sarebbe dovuto essere il primo, così da poter concedere, poi, la vita ai Nani attraverso la Fiamma Imperitura.La Fine Di Númenor E La Dagor Dagorath
Nella storia di Arda, Ilúvatar intervenne, direttamente, in un solo momento successivo alla creazione: la Caduta di Númenor. Ciò avvenne quando Ar-Pharazôn e i suoi Uomini, ormai preda dell’arroganza e della sete di potere, giunsero fino alle coste di Aman per pretendere l’immortalità dai Valar. Manwë, non potendo intervenire sugli eventi degli Uomini, supplicò Ilúvatar di farlo al suo posto e, così, il Creatore rispose attraverso il suo unico e diretto atto di potere nella storia del mondo. Tale fu la furia scatenata, che i cataclismi che ne derivarono cambiarono la geografia di Arda, la quale da piatta divenne sferica. Aman fu separata dal mondo fisico e posta su un altro piano dimensionale, raggiungibile esclusivamente attraverso la Via Dritta, e Númenor sprofondò nell’abisso (evento conosciuto come Akallabêth). La punizione per Ar-Pharazôn e la sua armata fu esemplare, poiché questi vennero confinati all’interno delle Grotte degli Obliati, dove sarebbero rimasti per l’eternità, fino all’avvento della Dagor Dagorath, la Battaglia Finale che avrebbe segnato la fine di Arda. Tale gesto distruttivo da parte di Eru causò un’importante frattura nella storia cosmica e mostrò, definitivamente, che il dominio ultimo apparteneva solo a lui. Ilúvatar era l’unico a conoscere la fine di Arda, la quale sarebbe avvenuta dopo la Dagor Dagorath, quando Morgoth si sarebbe liberato dal Vuoto dove era stato imprigionato, venendo, definitivamente, sconfitto da Túrin Turambar. Attraverso una Seconda Musica, sarebbe, infine, stato ricreato il mondo. Eru aveva, infatti, previsto che gli Ainur e tutti i suoi figli, mortali ed immortali, avrebbero partecipato insieme a una nuova creazione, questa volta perfetta rispetto alla prima, in cui ogni dissonanza sarebbe stata sublimata in armonia. Tale destino finale, che era noto solo in frammenti nelle leggende degli Eldar, costituiva il coronamento del suo disegno ed il suo scopo ultimo.