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La Vita A Nan Elmoth E Le Abilità Da Fabbro
Eöl nacque in una data imprecisata degli Anni degli Alberi e apparteneva alla stirpe degli Avari, ovvero gli Elfi che rifiutarono la chiamata dei Valar per raggiungere Aman e rimasero presso le sponde del lago di Cuiviénen. Era anche di sangue Sindar e pare fosse imparentato lontanamente con Thingol. Riluttante a vivere in compagnia della sua gente, preferì isolarsi, allontanandosi dal Doriath e stanziandosi presso il bosco di Nan Elmoth. Amava le ombre dei boschi e la notte, evitando la luce del sole e vestiva solitamente con abiti scuri. Queste abitudini gli valsero il titolo di “Elfo Scuro”. Come molti Teleri, egli detestava i Noldor per le atrocità compiute da Fëanor e i figli durante i vari fratricidi. Piuttosto che beneficiare della compagnia degli Elfi della sua stessa stirpe, che egli era solito allontanare, Eöl preferiva, invece, stabilire rapporti con i Nani, con cui divenne grande amico e socio in affari. Di tutti gli Elfi della Terra di Mezzo, egli fu, probabilmente, quello più legato ai Nani di Belegost e Nogrod, i quali gli insegnarono molte arti della metallurgia e, persino, il loro linguaggio, il Khuzdûl. Le sue abilità da artigiano furono tali che Re Thingol lo ingaggiò per realizzare la sua spada, Anglachel, forgiata dai frammenti di un meteorite e che, poi, sarebbe divenuta l’arma di Túrin, ribattezzata con il nome di Gurthang. Eöl realizzò anche una nuova lega di metallo, che egli chiamò Galvorn, estremamente resistente e, al tempo stesso, malleabile e sottile.Eöl E L’Incontro Con Aredhel
Un giorno, l’Elfo Scuro vide Aredhel, sorella di Turgon, aggirarsi nel bosco di Nan Elmoth e se ne innamorò al solo sguardo. La dama era andata via da Gondolin in cerca di libertà e con l’intento di andare a trovare i suoi cugini Celegorm e Curufin, figli di Fëanor. Durante uno dei suoi viaggi, ella si perse nel bosco ed Eöl, abile nella magia, lanciò un incantesimo alla dama dei Noldor per far si che ella si dirigesse verso la sua dimora e fosse attratta da lui. Grazie a tali arti magiche, riuscì a far si che Aredhel lo sposasse e da tale unione nacque, poi, Maeglin. I tre vissero nel bosco per molto tempo, ma con il tempo Aredhel iniziò a sentire la nostalgia per la sua gente e per la città di Gondolin. Eöl, timoroso che tali pensieri la portassero lontano da lui, lanciò un altro incantesimo sulla dama, legandola incondizionatamente al figlio Maeglin, che in quegli anni era stato istruito dal padre nell’arte della forgiatura e veniva spesso portato al cospetto dei Nani nei continui viaggi di affari di Eöl.La Fuga Di Aredhel E Maeglin
Un giorno, Maeglin, attratto dalla possibilità di diventare un principe di Gondolin, in quanto nipote di Turgon, convinse la madre a fuggire dal bosco per raggiungere la Citta’ Bianca. I due riuscirono a trovare la città nascosta nella Valle di Tumladen, grazie ai ricordi di Aredhel, ma non si resero conto che erano stati seguiti dall’Elfo Scuro. Eöl, infatti, aveva seguito le loro tracce e, dopo essersi recato da Curufin per avere notizie della moglie, questi gli proibì di sbandierare il loro legame di parentela acquisito grazie alle sue subdole magie e gli intimò di non seguire la cugina Aredhel, poiché prevedeva che sarebbe stata la sua fine. L’Elfo Scuro non prestò importanza alle sue parole e continuò la ricerca. Turgon fu felicissimo di accogliere la sorella a Gondolin, da tempo scomparsa e lo stesso fece con il nipote. Eöl, presentatosi al cospetto di Turgon, carico dall’odio che nutriva per i Noldor, pretese che gli fossero restituiti moglie e figlio, ma Turgon rifiutò, offrendogli di vivere con loro a Gondolin, poiché una volta raggiunta la città segreta nessuno poteva più uscirne per ragioni di sicurezza.L’Arrivo A Gondolin E La Morte Di Eöl
Poco dopo, Eöl, irritato al solo pensiero di vivere con la gente di Turgon, estrasse un giavellotto avvelenato che aveva nascosto nel proprio mantello e lo scagliò contro il figlio, che avrebbe preferito vedere morto, piuttosto che al servizio dei Noldor. In quell’istante, però, Aredhel si fiondò verso il figlio per proteggerlo, mossa dall’incantesimo di legame che il marito le aveva lanciato tempo addietro, e venne colpita ad una spalla dall’arma. Turgon volle immediatamente condannare a morte Eöl, ma Aredhel ed Idril si opposero, chiedendo al Re di risparmiarlo. La dama, però, dopo una lunga agonia, morì durante la notte a causa del veleno. Turgon, in preda al dolore per la perdita della sorella, diede l’ordine di gettare l’Elfo Scuro dalla rupe di Caragdûr. Maeglin assistette all’esecuzione del padre, il quale, prima di morire, guardò il figlio e lo maledisse con le sue ultime parole: “Così dunque tu abbandoni tuo padre e la tua stirpe, figlio malnato! Che qui dunque tutte le tue speranze vadano in fumo, e che tu possa morire della mia stessa morte” (Il Silmarillion – J.R.R. Tolkien). E così accadde, infatti, poiché, successivamente, Maeglin trovò la morte per mano di Tuor, che lo gettò dalle mura della città per il tradimento compiuto.