Capitale del Regno di Númenor che sorgeva ai piedi del Meneltarma, la montagna sacra dei Dúnedain. Rappresentava la più alta creazione, in termini artistici e architettonici, degli Uomini dell’Ovesturia. Alla costruzione della città, oltre che Uomini ed Elfi, avevano partecipato anche dei Maiar provenienti da Valinor e gli edifici sembravano essere il perfetto connubio della maestria di popoli come Nani, Uomini ed Elfi. Il Palazzo Reale fu edificato in cima ad una collina e il riflesso della sua cupola d’oro pare potesse essere scorto da lunghe distanze. Al centro di Armenelos si trovava la Torre Bianca, ai cui piedi vi erano i giardini reali e l’albero Nimloth, che nacque da un seme di Celeborn, donato dagli Elfi di Tol Eressëa. A poca distanza, collegata attraverso una strada carrozzabile, vi era Rómenna, il cui porto divenne la sede della flotta di Númenor
Armenelos fu fondata da Elros, primo Re di Númenor, servendosi dell’aiuto di Uomini, Elfi e Maiar mandati dai Valar da Aman. Divenne, fin dal primo momento, la città più maestosa del regno, ma Elros era solito risiedere ad Andúnië, in quanto rappresentava l’insediamento più ad ovest dell’isola, rivolto verso Aman. Con i successivi Sovrani, la città divenne ufficialmente la Capitale del regno, dove venne posto il Palazzo Reale. Fu costruita una “città funeraria”, in cui i Re e i Nobili di Númenor ponevano le loro tombe. Inizialmente, i discendenti di Elros non temevano la morte ed erano legati alle antiche tradizioni che prevedevano la possibilità di scegliere il momento della propria fine, non appena questi si fossero resi conto di aver perso il vigore e il beneficio della lunga vita donata dai Valar. Con lo sviluppo delle dottrine degli Uomini del Re e della cessazione della venerazione nei confronti delle Grandi Potenze, la media di vita dei Numenoreani diminuì e i Re iniziarono ad avere sempre più paura della morte. Cominciarono, così, a costruire tombe sempre più grandi e maestose, finché venne detto che: “I morti ebbero dunque case molto più ricche dei vivi”. Con l’arrivo di Sauron a Númenor, iniziò la fase finale del declino del regno, causato dalla maligna influenza del Signore Oscuro, il quale plagiò la mente del Re Ar-Pharazôn, portandolo alla venerazione di Morgoth e a dichiarare guerra ai Valar. Fu dato ordine di bruciare, Nimloth, l’albero bianco che sorgeva nei giardini reali di Armenelos, simbolo dell’alleanza con gli Elfi, ma Isildur riuscì a prenderne un frutto, prima che fosse distrutto. La città più grande e maestosa dei Dúnedain sprofondò, insieme all’isola di Númenor, durante l’Akallabêth, il cataclisma provocato da Ilúvatar per punire la brama di potere dei Dúnedain, i quali erano giunti fino alle coste di Aman per pretendere dai Valar il dono dell’immortalità.