La città venne costruita su una scogliera alle pendici del Monte Taras, nella punta sud occidentale del Nevrast. Era costituita da grandi palazzi di pietra, alcuni dei quali intagliati direttamente nel fianco della montagna. Il Palazzo di Turgon era il più regale e la sala del trono si affacciava direttamente sul mare, attraverso una grande terrazza rivolta ad ovest
Vinyamar fu la prima città costruita dai Noldor nel Beleriand, dopo l’esodo nella Terra di Mezzo. Il signore era Turgon, figlio di Fingolfin e padre di Idril. Nel Nevrast, i Noldor si mischiarono con i Sindar che abitavano da molto tempo l’area e, unendo le conoscenze delle due stirpi, nacque un grande popolo di abili guerrieri ed artigiani. Turgon, in occasione di una battuta di caccia con il cugino Finrod, si addormentò, insieme a lui, sulle rive del Sirion. Qui, il Vala Ulmo fece sì che i due Elfi avessero un sogno profetico che prevedeva il trasferimento di Turgon e la sua gente nella Valle di Tumladen, dove avrebbe edificato Gondolin. Finrod, invece, venne instradato verso la creazione del Nargothrond. Mentre ancora risiedeva a Vinyamar, Turgon inviò parte della sua gente per costruire la Città Bianca dei Noldor. Una volta completata, nel 116 Prima Era, il popolo di Turgon si trasferì a Gondolin, lasciando per sempre Vinyamar, che rimase solo un ricordo della grande maestria dei Noldor. Prima di abbandonarla, però, Turgon, su suggerimento di Ulmo, lasciò presso la sala del trono una corazza e delle armi, che sarebbero stati recuperati in futuro da Tuor (nel 496 Prima Era), il messaggero inviato dal potente Vala delle acque. Con quest’ultimo, Tuor ebbe un colloquio quando giunse presso le coste del Nevrast, dove incontrò l’elfo Voronwë, con il quale si diresse alla ricerca di Gondolin per completare la sua missione, dopo aver recuperato i cimeli lasciati per lui a Vinyamar. Successivamente a tali accadimenti, nessuno ebbe più notizie di Vinyamar, che divenne un cumulo di rovine e sprofondò, infine, insieme a tutto il Beleriand, a causa della Guerra D’Ira.